karenlojelo

È un autunno parigino come gli altri quello che Pierre Dumas, dal suo appartamento che da su Montmartre, si appresta a vivere. Professore di lettere in aspettativa, scrittore di favole per bambini a tempo perso, Pierre è uno di quegli uomini che ha fatto del voyeurismo esistenziale un modus vivendi. Lui non si affanna troppo, osserva la vita scorrergli vicino, in una perenne attesa di qualcosa che deve ancora arrivare ma che forse non sa neanche lui che cosa sia. Soffrendo di un’insonnia cronica passa le sue giornate a leggere, a bere the all’arancia, a scambiare battute con il fioraio Jean o con la signora Debussy che ogni tanto gli porta qualche leccornia fatta in casa, o a giocare con Lucifero, in suo gatto. 

E così un pomeriggio qualunque dalla finestra della sua casa scorge una fanciulla dai lunghi capelli e dalla sciarpa verde che legge su una panchina..

Una storia d’amore solo all’apparenza, dove niente è quello che sembra.

Karen Lojelo, lasciarsi andare all’ “ebbrezza del disincanto”

Un romanzo sulla vita, sull’amore e la paura di affrontare entrambi. Una storia dai contorni amari e melanconici, due anime solitarie e in attesa che s’incontrano sullo sfondo di una Parigi sognante

Vito Tripi - 02/07/2012
Fonte: Cut-Up

Ci sono persone che la vita la prendono di petto, come un toro per le corna, in una sorta di tauromachia immaginaria, altre invece la osservano lasciandosela scivolare addosso, altre ancora la subiscono passivamente. Ed è proprio sul modo con cui cerchiamo di affrontare l’esistenza, con tutte le sue sfaccettature, amore, odio, dolore e gioia che si incentra il nuovo romanzo di Karen Lojelo ‘L’ebbrezza del disincanto’, edito dalla spezzina Cut-Up Edizioni per la collana Neon. Un libro che si apre con una splendida poesia del padre dell’autrice, Giampaolo, e da un suo interessante aforisma che, come spiega nella sua dedica la Lojelo, dà il titolo alla storia.

È un autunno parigino come gli altri quello che Pierre Dumas, dal suo appartamento che da su Montmartre, si appresta a vivere. Professore di lettere in aspettativa, scrittore di favole per bambini a tempo perso, Pierre è uno di quegli uomini che ha fatto del voyeurismo esistenziale un modus vivendi. Lui non si affanna troppo, osserva la vita scorrergli vicino, in una perenne attesa di qualcosa che deve ancora arrivare ma che forse non sa neanche lui che cosa sia. Soffrendo di un’insonnia cronica passa le sue giornate a leggere, a bere the all’arancia, a scambiare battute con fioraio Jean o con la signora Debussy che ogni tanto gli porta qualche leccornia fatta in casa, o giocare con Lucifero in suo gatto. 

E così un pomeriggio qualunque dalla finestra della sua casa scorge una fanciulla dai lunghi capelli e dalla sciarpa verde che legge su una panchina. Ne rimane incuriosito e spera di vederla ancora. E così sarà, quasi come un incontro programmato Clarissa, così si chiama la ragazza, verrà alla panchina a Montmartre a leggere. Pierre la osserverà da un binocolo e arriverà quasi a sfiorarla nella Basilica del Sacro Cuore. Lei, italiana, senza nessuno al mondo emigrata a Parigi per sopravvivere alla crisi, fa la cameriera in un bar, con un datore che la palpeggia, neanche tanto per caso, e con un buco nero dentro il cuore fatto di ricordi dolorosi e di rimpianti spaventata dalla vita e soprattutto dall’amore ma con un inesauribile desiderio d’esistere. 

Il destino vorrà che queste due persone, sole, disilluse, ma in parte sognatrici, s’incontrino. Sarà amore, forte, intenso, che completa, ma in questo quadro idilliaco si alzerà l’ombra del dubbio, dal passato di Pierre emerge un nome Camille e da quel momento nulla potrà più essere come prima. Ancora una volta la Lojelo, dopo il suo primo libro ‘L’amore che non c’è’, ci regala dei personaggi sognanti e trasognati ma questa volta un po’ più amari, sono degli incompiuti dei vinti: vinti dalla vita, dall’amore dall’incapacità, forse, di sapere affrontare il vuoto dentro. Pierre e Clarissa vedono la vita scorrere loro tra le mani ma arrivano sempre un attimo dopo per afferrarla s’illudono di farne parte e nel profondo del loro cuore hanno paura che tutto finisca e come si suol dire “la paura della perdita è anticipazione della perdita stessa”. E forse il senso del libro è proprio quello di non aver mai paura, il dolore fa parte dell’esistenza ma senza di esso non possiamo definirci vivi. Il ricordi possono fare molto male, essere trampolini ma anche trappole, ma è ancor peggio il rimpianto, di non aver osato, di non aver amato e perduto, di non aver mai vissuto realmente. Mi sovviene la frase di un vecchio film con Jonny Dorelli ‘Tesoro mio’ in cui al protagonista si rimprovera di essere scappato per paura, “paura di essere felice”.

'L'ebbrezza del disincanto' è una storia un po' più amara e malinconica rispetto alla precedente, ma che in un certo senso ha una sua continuità con la capacità dell’autrice di mescolare le vari tonalità del genere aggiungendo una piccola componente di suspense e di giallo, quel tocco di mistero che rende la storia molto godibile e completa. A dimostrazione della maturità artistica della scrittrice che potrebbe cimentarsi anche con un giallo o con un noir. Uno splendido spaccato di una città stupenda come Parigi che si dimostra però provinciale, e non il modello di progresso e integrazione che si vuole mostrare, in cui gli stranieri vengono ancora visti con diffidenza.
 

INFORMAZIONI
Titolo:
 ’L’ebbrezza del disincanto’
Autore: Karen Lojelo
Editore: Cut-Up
Anno: 2012
Pagine: 100
Prezzo: Euro 15,00

L' ebbrezza del disincanto

‘Una ragazza sola in una Parigi algida e desolante. Un uomo che rifiuta ogni legame per paura, e che si rifugia nella sua grande casa per spiare il mondo dalla finestra affacciata sulla piazza di Montmartre. Un romanzo d’amore, di violenza e di mistero, dove niente è quello che sembra.’

RECENSIONE DEL LIBRO

A cura di Gordiano Lupi

Karen Lojelo non è alla prima pubblicazione, visto che ha già dato alle stampe L’amore che non c’è (2008) e le poesie di Binario 8 (2010), oltre a essere conosciuta su Internet come animatrice di un blog letterario originale e graficamente ben curato come www.wordshelter.it. L’ebbrezza del disincanto tecnicamente è un racconto lungo, perché non presenta le tipiche sottotrame di un romanzo, ma racconta una struggente storia d’amore in maniera lineare, accompagnando il lettore verso un finale inatteso. La scrittura di Karen Lojelo è letteraria, appassionata, evocativa, descrittiva e si abbandona a periodi intensi. Ma è così che fa la vita, ti fa aspettare degli anni, fa passare interminabili giorni, mesi, stagioni senza che succeda nulla che avrai voglia di ricordare, e poi in un attimo tutto cambia. Il romanzo gode di una precisa ambientazione parigina, tra Montmartre e la gare de Lione, la Torre Eiffel, i Campi Elisi, il Trocadero, la Senna e il battello che ogni sera la percorre portando a bordo innamorati e turisti. I personaggi fondamentali del libro sono due, dalle loro emozioni scaturisce una storia d’amore rapida e profonda, un sentimento che lascerà il segno – anche a distanza di anni – nelle vite dei protagonisti. Pierre è un professore quarantenne, scapolo, rubacuori con le allieve, che nasconde un segreto inconfessabile nel suo passato. Clarissa è la ragazza che riempie il vuoto di un’esistenza monotona tra libri e lezioni scolastiche, provoca la scintilla d’un sogno d’amore fino all’ebbrezza del disincanto. Non aggiungo altro perché sciuperei la lettura, consigliata agli appassionati di storie d’amore letterarie, scritte senza sdolcinature ma con molti riferimenti poetici. L’autrice è una ragazza colta e la sua narrativa lascia trapelare un passato di letture importanti che non si dimenticano.